Recovery Fund. Italia, Paesi frugali, Merkel: chi ha vinto e chi ha perso con l’accordo Ue

Il conto per l’Italia fund: 209 miliardi di euro

Una pioggia di miliardi come i Paesi Ue non avevano mai visto. La causa è la più grossa crisi economica dai tempi della Grande Depressione. Il Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri, ha approvato Next Generation Eu da 750 miliardi — il «Recovery Fund» come lo ha ribattezzato la Commissione — e il prossimo bilancio pluriennale dell’Ue 2021-2027 da 1.074 miliardi,3 a cui è legato.

L’Italia si porta a casa circa 208,8 miliardi di cui 81,4 di trasferimenti (solo 400 milioni in meno rispetto alla proposta della Commissione ) e 127,4 di prestiti (rispetto a 90,9). Il premier Conte ha celebrato l’accordo di Bruxelles con grande soddisfazione: «Dall’Europa arriveranno le risorse per far ripartire l’Italia».

Andando ancora più nel dettaglio, l’Italia avrà a disposizione circa 63,5 miliardi di sovvenzioni e 127,4 miliardi di prestiti (a tasso molto basso e a lunga scadenza, come spiega questo articolo) per fare le riforme e per trasformare l’economia del Paese secondo le priorità e le raccomandazioni dell’Ue.

Le regole per accedere ai fondi del Recovery fund

Nessun pasto è gratis. Per poter accedere ai fondi Ue l’Italia, così come gli altri Stati membri, dovranno presentare da ottobre alla Commissione un piano nazionale di ripresa e resilienza che nel dettaglio spiegherà come il Paese intende usare i fondi. Sarà il Consiglio, su indicazione della Commissione che ha tempo due mesi, a decidere a maggioranza qualificata (55% dei Paesi pari al 65% della popolazione Ue) se approvare il piano.

I piani devono tenere conto delle Raccomandazioni Ue per ogni Paese pubblicate negli ultimi anni e puntare al rafforzamento della crescita potenziale, alla creazione dei posti di lavoro e alla capacità di reazione (resilienza) economica e sociale dello Stato. Devono contenere anche misure che facilitino la transizione verde e digitale dell’economia. I soldi saranno sborsati solo al raggiungimento di obiettivi misurabili concordati anticipatamente nel piano. La valutazione sul rispetto delle tabelle di marcia sarà affidata al Comitato economico e finanziario (Cef), gli sherpa dei ministri delle Finanze. Se in questa sede, «in via eccezionale», qualche Paese riterrà che ci siano problemi, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo («freno di emergenza») prima che venga presa qualsiasi decisione. Tutta la procedura è sotto la competenza della Commissione. L’Olanda ha ottenuto il suo «freno» e l’Italia ha tolto dal tavolo le decisioni all’unanimità e il rischio che un Paese potesse mettere il veto il piano nazionale di un’altro Stato.

Quando arrivano i soldi del Recovery fund?

Il Recovery Fund è rimasto del valore complessivo della proposta originaria della Commissione, ovvero 750 miliardi ma è cambiata la suddivisione tra sovvenzione e prestiti a favore di questi ultimi: i trasferimenti saranno 390 miliardi (da 500) e i prestiti 360 miliardi (da 250).
L’Italia, in questo nuovo assetto, ha guadagnato circa 36 miliardi di prestiti in più.
Per questo per il premier Conte il Recovery «è la priorità e spero possa contribuire a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes». Ma la nuova linea di credito del Mes è una cosa diversa. I soldi sono già a disposizione, basta chiederli, mentre quelli del Recovery Fund arriveranno a partire dal prossimo anno e sono vincolati a una «condizionalità» progettuale, cioè a piani ben definiti e strutturati. Una volta presentato il piano, il via libera dovrebbe arrivare in due mesi. Il Recovery Fund è finanziato dalla Commissione Ue che solo da gennaio potrà andare a raccogliere i soldi sui mercati emettendo bond garantiti dal bilancio Ue 2021-2027. Il nuovo bilancio Ue per entrare in vigore deve essere prima approvato dal Parlamento europeo e serve la ratifica anche dei parlamenti nazionali.

Giustiza, Pa e debito: come l’Italia dovrà usare i fondi

Gli Stati membri non possono usare i fondi Ue per fare quello che vogliono ma devono usarli per realizzare riforme in linea con le priorità dell’Unione. Per l’Italia significa favorire la trasformazione verde e digitale dell’economia, ma anche fare riforme che Bruxelles ci chiede da anni come quella della giustizia e della Pubblica amministrazione, completare quella delle pensioni, rafforzare il sistema sanitario pubblico, aumentare la protezione per i lavoratori, soprattutto atipici, garantire maggiore liquidità alle imprese, tenere sotto controllo i conti pubblici.

I paesi frugali e la Germania: cosa ci guadagnano? Gli sconti sul bilancio

Il gruppo dei Paesi frugali – che ha osteggiato per giorni un accordo troppo sbilanciato sugli aiuti a fondo perduto – strappa, oltre alla riduzione degli aiuti («grants»), anche un incremento dei «rebates», ovvero gli sconti alla contribuzione del bilancio europeo di cui già beneficiano.E così alla Danimarca sono andati 322 milioni annui di rimborsi (rispetto ai 222 milioni della proposta di sabato), all’Olanda 1,921 miliardi (da 1,576 miliardi) ; all’Austria 565 milioni (da 287), e alla Svezia 1,069 miliardi (da 823 milioni). Invariati invece i 3,67 miliardi per la Germania.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *