Bond, investire in giro per il mondo con mille euro guadagnando anche il 16%

Risparmi in viaggio

I rendimenti dei bond sono sempre più avari. E gli sforzi delle banche centrali per aiutare il mondo a uscire dalla pandemia li terranno bassi ancora a lungo. Ma il giro del mondo con le obbligazioni degli emittenti sovranazionali riserva anche diverse opportunità al 4-5% e in un caso si vola addirittura al 16%. Purché si possa e si voglia affrontare il rischio di cambio del rand sudafricano o della rupia.O l’incognita ancor più grande della lira turca. Non sorprendetevi, quindi, se scorrendo i nominativi delle emissioni obbligazionarie piazzate sul mappamondo incontrerete più volte i debitori internazionali. La Bei ma anche due banche create per agevolare lo sviluppo economico in Asia e in Africa. Infine, accanto alla Banca mondiale, un organismo che ne fa parte, seppure autonomo: Ifc, International Finance Corporation.

Soglie minime e scadenze

Quanto serve per investire? Il taglio minimo è compreso tra mille e duemila euro e quindi a portata di quasi tutte le tasche. Il grado di affidabilità, pari al valore massimo per gli strumenti emessi da Bei o World Bank, elimina il rischio legato alla solvibilità dell’emittente. Ma in alcuni casi si scende di parecchi gradini, per esempio con la tripla B dell’Italia. Anche il rischio tassi è sotto controllo: molte emissioni scadono nel 2021-2022. La più longeva è la Republic of Italy in sterline 2028. Mentre il rendimento, che va appunto da poco più di zero a oltre il 16%%, dipende dalla valuta. Lo stesso debitore offre quindi tassi molto diversi a parità di scadenza e di pagella proprio per il fattore monetario: la Bei 2021 in peso messicani oggi rende il 4,35%%, la Bei 2021 in real brasiliani solo l’1,52%, un tasso quasi da Eurozona. La divisione tra emissioni delle due Americhe, dell’Europa e degli alti tre Continenti evidenzia la maggiore facilità ad investire nei primi due. Elemento da non sottovalutare è che con le obbligazioni sovranazionali non si rischia il bail in dei titoli bancari o la bocciatura che può toccare a Stati e aziende private da parte delle agenzie di rating, oltre a godere della stessa tassazione prevista per i titoli di Stato italiani: il 12,5% non il 26% pagato dai bond societari.

Dal Brasile alla Turchia

I titoli riportati nelle tabelle sono facilmente reperibili e gli scambi abbondanti. La quotazione dell’unica presenza brasiliana è legata alla mancanza di flusso cedolare: una parte importante di investitori ama acquistare titoli con un prezzo inferiore al valore nominale, 100. Nel complesso, la quota da destinare al continente americano, potrebbe attestarsi al 40% circa del totale dedicato alle valute non euro. Analogo il peso da attribuire alle emissioni europee. Spicca nel gruppo — in cui è stato inserito per bilanciare i bassi rendimenti del Vecchio Continente pur essendo decisamente fuori dai confini dell’Europa politica e geografica — il rendimento dell’emissione Ifc in lire turche che raggiunge il 16%. Chi dispone di un’elevata propensione al rischio potrebbe assegnare un peso pari al 10% circa del comparto valutario a questo titolo. La scommessa è che la prospettiva migliori, con una minor tensione politica in Medio Oriente e nelle zone limitrofe.

La partita in Europa

Il rapporto di cambio tra le monete del Nord Europa, corona norvegese o svedese e l’euro non evidenzia oscillazioni rilevanti. Nel contempo, la redditività offerta dalle due obbligazioni non è certamente brillante, non dissimile, in ogni caso, da quella offerta dalle emissioni europee. Le emissioni obbligazionarie della Volkswagen e della Republic of Italy, ambedue denominate in sterline inglesi, potrebbero invece sfruttare fasi di debolezza della moneta unica, nel corso della trattativa tra Ue e Regno Unito, per definire il nuovo corso dopo l’uscita di Londra dall’Unione Europea. Sensibilmente inferiore la percentuale attribuita alle emissioni dei tre restanti continenti. L’attività quotidiana è meno vivace di quanto lo sia per gli scambi negli Stati Uniti o in Europa. Maggiore, però, si presenta la redditività mediamente offerta. In quest’ottica, l’attrattività potrebbe indurre gli investitori a scegliere parte di queste proposte, in particolare le due emissioni denominate in rupie e le tre in rand sudafricani che ballano tra il 4 e il 5%. Meno brillante, in questo caso, il tasso offerto dalla Republic of Italy in yen, allineato ai modesti rendimenti di Tokyo (1,1% scadenza 2023).Tra Australia e Nuova Zelanda si trovano invece i cugini del dollaro. Anche in questo caso, però, si resta ben sotto l’1%.

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