I rischi di un fisco tutto in mano all’intelligenza artificiale

(Foto: Rich/Ipa)

Un appello in sette punti ai legislatori affinché l‘intelligenza artificiale applicata al sistema fiscale mantenga un volto umano: è questo in sostanza il messaggio dell’Unione nazionale delle camere degli avvocati tributaristi (Uncat), consegnato alla commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, in occasione dell’indagine conoscitiva su “Digitalizzazione e interoperabilità delle banche dati”. I principi di uguaglianza, difesa, parità delle parti nel procedimento di accertamento e nel processo tributario sarebbero a rischio, secondo i legali, di fronte a una applicazione non oculata dei sistemi Ai di machine learning, deep learning, data lake e network science nel settore fiscale.

Dalle precedenti audizioni dei rappresentanti del ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle entrate, spiega Uncat, è emerso il cambio di passo “digitale” con il varo di iniziative come la creazione di un data-lake unico in cui far confluire le informazioni delle banche dati fiscali e il progetto A data driven approach to tax evasion risk analysis in Italy, ideato dall’Agenzia delle entrate e già finanziato dall’Unione europea, per potenziare le attività di contrasto ai fenomeni di evasione ed elusione fiscale.

I tributaristi chiedono maggiore chiarezza su come la massa dei dati raccolti e custoditi viene composta ai fini del risultato finale”, “come si forma l’algoritmo che origina l’atto amministrativo concernente la sfera del cittadino” e quali siano gli spazi di agibilità “per il controllo di quel dato ed evitare la passiva soggezione”, evidenzia Antonio Damascelli, presidente Uncat.

In vista della creazione di data set, algoritmi predittivi e di data analysis, standard e audit, Uncat chiede il coinvolgimento di tutti gli operatori del settore tributario nella valutazione di metodologie e tipologie, in uno spirito di condivisione. Ai difensori dei contribuenti dovrà essere inoltre garantita trasparenza, con accesso al codice sorgente o alla logica dell’Intelligenza artificiale utilizzata ai fini fiscali.

A ciò si aggiunge la richiesta di escludere che l’atto di accertamento dell’Agenzia delle entrate sia frutto esclusivo di una procedura automatizzata (verifica umana); di rafforzare l’obbligo di motivazione dell’atto di accertamento, mantenendo un principio di responsabilità dell’amministrazione fiscale e il divieto dello “scoring”, forme più o meno esplicite di punteggio fiscale “social”.

Riguardo alla possibile creazione di una banca dati per una giustizia tributaria predittiva, Uncat ha chiesto che i criteri di scelta dei dati (sentenze, decreti, ordinanze e altro materiale giuridico) siano condivisi con gli operatori in uno spirito di coinvolgimento, per fare in modo che il data set non sia discriminatorio e tenga conto del contesto di ciascun caso. Infine, ha sottolineato la necessità di escludere sentenze “automatizzate” e cioè evitare che il sistema di Ai possa “confezionare” la decisione finale del giudice, che deve rimanere frutto della sua valutazione esclusiva e dunque responsabilità.

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