Un’app di pagamento a rate è diventata la più grande fintech in Europa

L'app di Klarna (foto: Klarna)
L’app di Klarna (foto: Klarna)

Con il terzo round di finanziamento in appena nove mesi, Klarna raggiunge la stellare valutazione di 45,3 miliardi di dollari, consolidando in questo senso la posizione di fintech più grande d’Europa e seconda nel mondo. Ammonta a 639 milioni di dollari la nuova iniezione di capitale, guidata dal Vision Fund 2 di Softbank, con la partecipazione di Adit Ventures, Honeycomb Asset management e WestCap Group. Fondata 16 anni fa in Svezia, Klarna funziona come una banca online nota per il servizio “compra ora, paga dopo”, che permette di suddividere gli acquisti effettuati tra 250mila retailer nel mondo fino a un massimo di tre rate. Il modello ha convinto 90 milioni di utenti in tutto il mondo, in 20 mercati compresa l’Italia, per due milioni di transazioni effettuate al giorno.

La piattaforma include un’app da dove è possibile effettuare direttamente acquisti, monitorare lo stato delle spedizioni, ricevere notifiche sui cali di prezzo, pareggiare il bilancio e considerare l’impatto ambientale dei prodotti comprati in emissioni CO2. Come nella precedente occasione, Klarna ha devoluto l’1% del finanziamento raccolto a GiveOne, un’iniziativa dedicata alla tutela dell’ambiente.

A settembre la fintech fondata da Sebastian Siemiatokowski era stata valutata 10,6 miliardi di dollari, dopo un finanziamento di 650 milioni. Il successivo è avvenuto a marzo, con un miliardo di dollari per una valutazione di 31 miliardi. I precedenti investitori includono operatori come Sequoia Capital, Permira, Ant Group, Gic fondo sovrano di Singapore, Banca Commonwealth d’Australia, tra gli altri. Ora, l’ulteriore salto del 47,3%. L’accelerazione è avvenuta soprattutto negli Stati Uniti, dove sono 18 milioni gli utenti che utilizzano l’app, con download in crescita 125% anno su anno. Solo nel 2020 Klarna ha processato un volume di 53 miliardi di dollari, profilandosi come un concorrente del settore carte di credito, che vale mille miliardi di dollari.

Pur essendo stata in attivo per i primi 14 anni, negli ultimi due la compagnia non ha registrato profitti, avendo effettuato investimenti massicci in tecnologia e nonostante un fatturato di oltre un miliardo nel 2020. Quest’anno ha già fatto il suo ingresso in sei nuovi mercati, tra cui Francia e Nuova Zelanda e ora conta 4mila dipendenti. Siemiatokowski, amministratore delegato, ha negato a TechCrunch alcuna quotazione in Borsa all’orizzonte: “Riferiamo ogni trimestre alle autorità nazionali e siamo una banca pienamente regolata, facciamo tutto ciò che ci si aspetterebbe da una compagnia pubblica, come controllo del rischio e compliance. Stiamo raggiungendo un punto in cui la quotazione sarà un’evoluzione naturale, ma non la stiamo preparando a breve”.

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