L’app del fenomeno Gamestop vuole approdare in Borsa

GamestopIl dado è tratto, Robinhood prepara la quotazione in Borsa. La compagnia di trading ha presentato i documenti alla Sec, autorità di controllo della Borsa americana, per sbarcare sul Nasdaq dove punta a raccogliere 100 milioni di dollari al debutto. I cofondatori e ad Vlad Tenev e Baiju Bhatt hanno dunque compiuto il passo, sia pure tre mesi dopo rispetto ai rumors che prevedevano questa mossa già entro marzo. Finita al centro della mania delle azioni meme lo scorso gennaio, la piattaforma di trading ha sperimentato un aumento del 151% di account collegati al conto in banca, dai 7,2 milioni del marzo 2020 a 18 milioni nel giro di un anno. Le attività degli utenti in custodia sono aumentate da 19,2 miliardi di dollari a 80 miliardi.

La compagnia ha chiuso il 2020 in utile netto per 7,45 milioni di dollari, laddove nel 2019 aveva chiuso in perdita di 107 milioni. E il 2021 è iniziato con il segno “più”, con un fatturato di 522 milioni di dollari nel primo trimestre, +309% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Di questi, 331 milioni di dollari provengono dal pagamento per flusso d’ordini degli utenti, corrisposto da operatori di mercato (market maker), come Citadel, che piazzano “alle migliori condizioni” materialmente le richieste di operazioni pervenute sull’app. Nel caso di Robinhood, il trading di opzioni vale il 38% circa del fatturato, equity il 25% e criptovalute il 17%.

Nel suo obiettivo di “democratizzare la finanza”, la compagnia punta a destinare il 20-35% delle azioni dell’offerta pubblica iniziale proprio ai clienti retail. Non mancano però i problemi. Appena l’altro giorno l’Autorità regolatoria del settore finanziario (Finra) ha inflitto la multa più alta di sempre a Robinhood, 70 milioni di dollari, per una serie di pratiche e disservizi a discapito degli utenti. Secondo l’autorità, milioni di clienti avevano ricevuto informazioni false o fuorvianti, sui loro stessi conti economici o sulla possibilità di fare trading a margine. Inoltre, alcune operazioni di scambio sulle opzioni da parte degli utenti sono state approvate benché in realtà non fossero appropriate per loro. Sotto la lente è finito il disservizio di sistema che nel marzo 2020 bloccò la piattaforma, impedendo ai clienti qualunque operazione per alcuni giorni.

Non da ultimo, sono 50 le class action proposte di cui la compagnia è a conoscenza in merito alle restrizioni al trading imposte nel corso della GameStop mania di inizio anno. La misura fu sollecitata dalla necessità di dover coprire in camera di compensazione una cifra decuplicata nel giro di tre giorni, fino a 1,4 miliardi di dollari il 28 gennaio, a causa del picco improvviso di ordini. In una delle tante battaglie legali che quel caso si trascina, anche il telefono di Tenev è finito sotto sequestro su richiesta di un procuratore generale.

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