In America Latina bitcoin e criptovalute stanno andando forte

Nayib Bukele, presidente di El Salvador, nella sua foto profilo ufficiale di Twitter
Nayib Bukele, presidente di El Salvador, nella sua foto profilo ufficiale di Twitter

El Salvador, ma non solo: molti paesi dell’America Latina si interrogano sull’opportunità di regolamentare le criptovalute per l’uso quotidiano, in modo da rivitalizzare la circolazione di valore nell’economia locale depressa da diversi fattori e snellire gli scambi con l’estero, soprattutto per quanto riguarda le rimesse degli emigrati. È il caso dell‘Honduras, dove questa voce rappresenta il 20% del prodotto interno lordo, con 5,7 miliardi di dollari inviati dall’estero alle famiglie del piccolo paese affacciato sul mar dei Caraibi. A Tegucigalpa, la capitale, è apparsa la prima “bitcoinera”, uno sportello automatico atm installato dalla compagnia di consulenza Tgu, che funzionerà in modo simile a quelle previste a San Salvador e dintorni.

L’apparecchio permetterà di acquistare bitcoin ed ethereum usando la moneta locale (lempira), effettuando una scansione del proprio documento di identità e inserendo alcuni dati di contatto. Secondo i promotori, il nuovo sistema automatizzato servirà a educare nuove fasce di utenti alle criptovalute e offrirà maggiore sicurezza nelle operazioni di exchange, evitando loro di consegnare denaro contante a terze persone da incaricare personalmente, come avviene per lo più finora, implicando grossi rischi a causa di una diffusa criminalità.

Anche Cuba studia le cripto

L’ultimo stato a compiere un formale passo avanti verso le criptovalute è stata Cuba, dove da tempo gli utenti più evoluti ricevono pagamenti internazionali adottando connessioni vpn per mascherare la propria collocazione geografica. Una risoluzione pubblicata nella gazzetta ufficiale dichiara che dal 15 settembre la banca centrale, organismo fondato da Che Guevara, stabilirà nuove regole per governare le valute digitali e che i fornitori commerciali di servizi correlati dovranno avere una licenza per proseguire le operazioni. La decisione potrebbe aiutare Cuba ad aggirare con la moneta virtuale le sanzioni degli Stati Uniti che hanno reso più difficile inviare e ricevere denaro fra i due paesi. Nel 2020, per esempio, l’americana Western Union, che effettua rimesse, ha dovuto chiudere tutte le 400 agenzie sull’isola, dove era presente da vent’anni.

Una proposta di legge è allo studio a Panama, dove una bozza composta da 31 articoli dovrebbe regolare vari aspetti fiscali, antiriciclaggio, formazione tecnica, mining e modelli di business bancari. In particolare, si valuta la possibilità di usare bitcoin e altre cripto per gli acquisti quotidiani e per pagare le tasse allo Stato, il cui valore dovrà essere sempre espresso in balboa o dollari. In Sudamerica il Paraguay sta valutando una legge per il mining, attività fiorente nella vicina Argentina, dove il dibattito ha visto l’apertura del presidente Alberto Fernandez verso il bitcoin o una  valuta digitale, ma anche la chiusura e i timori per la stabilità finanziaria da parte del direttore della banca centrale.

A Buenos Aires il costo dell’energia è basso ma la forte inflazione ha deprezzato la moneta: 100 pesos del 2019 varrebbero l’equivalente di 661 pesos odierni, secondo i dati del governo riportati da Cointelegraph. Questo ha convinto molti cittadini a sfruttare il mining per guadagnare e agganciare le proprie risorse economiche all’andamento delle criptovalute.

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