Bitpanda apre la sua app per gli investimenti digitali alle banche

(Photo by Yuichi Yamazaki/Getty Images)

Portare gli scambi di criptovalute e azioni frazionate a “decine di milioni di clienti”, attraverso partnership con le banche tradizionali raggiungibili potenzialmente in tutto il mondo. Bitpanda, la fintech austriaca degli investimenti digitali via app, fa un passo in avanti: continuerà a permettere gli scambi da un euro in su attraverso la piattaforma di proprietà, ma mette a disposizione degli istituti finanziari la sua tecnologia per integrare le funzionalità nei loro sistemi. Tra i primi accordi in Europa quello con Fabrick, la società per l’innovazione finanziaria del gruppo Banca Sella. 

Attraverso la condivisione delle Api, Fabrick erogherà i servizi di Bitpanda agli utenti dei suoi partner che potranno ampliare l’offerta e facilitare gli investimenti digitali dei risparmiatori. Gli utenti non dovranno mai abbandonare i programmi delle banche di cui sono clienti e con cui hanno familiarità. Bitpanda, che concede l’utilizzo della piattaforma, eseguirà gli scambi e si occuperà della custodia degli asset.

Nasce il trading as a service

“Abbiamo deciso di offrire tutto quello che facciamo a chi non avrebbe mai realizzato qualcosa di simile”, spiega in una intervista a Wired Eric Demuth, fondatore e amministratore delegato di Bitpanda. “Altre fintech o banche possono dare ai loro clienti quello che noi abbiamo sulla nostra app, dalla compravendita di criptovalute agli scambi di azioni frazionate. Nessuno fa qualcosa del genere: un servizio di trading as a service, dice.

Una soluzione, ragiona Demuth, che vanta “capacità di scala altissime perché possiamo raggiungere decine di milioni di utenti in tutta Europa in pochissimo tempo a colpi di partnership. Abbiamo appena iniziato con il white label (la possibilità di fare rebranding sulla app proprietaria ndr) e quello con Fabrick è solo uno dei primissimi accordi che abbiamo chiuso. Il prossimo mese ce ne sarà uno nuovo  con un grande player in Francia”. E altri ne verranno in futuro. “Possiamo superare i confini europei e sbarcare in mercati che non avremmo mai raggiunto da soli. In un qualsiasi paese fuori dall’Europa – sostiene – ci può essere una banca che vuole offrire un servizio come il nostro: adesso può semplicemente chiamarci e avere tutto senza dover sviluppare la struttura tecnologica”.

Nel futuro di Bitpanda convivranno sempre di più le due anime. “Noi vogliamo aumentare la forza del nostro brand. Da un lato continueremo a lavorare per rendere gli investimenti ‘sexy’ con la nostra applicazione e dall’altro vogliamo essere sempre di più un provider di infrastruttura tecnologica in grado di abilitare i servizi per terze parti”, spiega il fondatore e ad della scaleup.

Una scaleup da 4,1 miliardi

Bitpanda in sei round di finanziamento ha raccolto 546 milioni di euro, secondo i dati riportati da Crunchbase. L’ultimo aumento di capitale ad agosto, con la valutazione della scaleup austriaca che è balzata a 4,1 miliardi di dollari. “Non è in programma un nuovo round, ma se dovesse presentarsi un’occasione per una acquisizione magari lo potremo fare”, ammette Demuth. Per il momento anche la quotazione in Borsa è esclusa: “Onestamente non è in roadmap, nei prossimi anni magari potrebbe esserci ma chissà. Adesso non ne abbiamo bisogno: Bitpanda genera profitti, quest’anno dovremmo chiudere con qualche centinaia di milioni di euro di utile”. 

I fondi raccolti in estate sono destinati alla crescita dimensionale e al miglioramento continuo della fruizione per gli oltre 3 milioni di utenti attivi. “Perché io non sono mai soddisfatto del prodotto, serve tempo e bisogna essere pazienti”, scherza Demuth che mostra la pignoleria tipica del founder. In agenda c’è l’apertura di nuove sedi in tutta Europa, dopo il taglio del nastro a Milano sono in programma inaugurazioni a Barcellona, Madrid, Parigi, Amsterdam, Londra e Dublino.

“Presto saremo nel nuovo headquarter a Vienna, molto più grande dell’attuale. Oggi siamo in 600, ma abbiamo 400 posizioni aperte in tutta Europa. Chi è con noi può lavorare in ufficio per fare squadra, ma può anche restare a casa quando è necessario. Per 60 giorni all’anno – conclude – ogni dipendente può lavorare ovunque vuole nel mondo”

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