Le regole sul controllo del green pass sul posto di lavoro

Green pass blur

Due mesi e mezzo a partire dal 15 ottobre: tanto durerà l’obbligo di accesso al lavoro con il green pass, secondo il decreto legge 127 del 21 settembre, da esibire all’ingresso o su richiesta fino all’ultimo giorno dell’anno, data prevista per la fine dello stato di emergenza sanitaria da Covid-19 in Italia. L’obbligo, va notato, non prefigura una deroga alla regola del metro di distanziamento e al rispetto da linee guida e protocolli vigenti. La norma, presentata il mese scorso, è stata aggiornata poco prima della firma del capo dello Stato e successivamente il governo ha chiarito ulteriormente alcuni dubbi. Ecco quindi un riepilogo degli aspetti salienti e di alcuni casi particolari.

Chi è obbligato

Tutti i lavoratori dipendenti pubblici, privati e autonomi, per un totale stimato di 23 milioni di addetti. La norma riguarda anche magistrati e personale amministrativo dei tribunali, il personale di autorità indipendenti, enti pubblici economici, organi di rilevanza costituzionale, cariche elettive e istituzionali di vertice. In particolare, dal 15 ottobre la modalità ordinaria di lavoro della pubblica amministrazione torna a essere in presenza e i controlli avverranno in base alle linee guida del ministero della Funzione pubblica. Anche Confindustria ha pubblicato documenti utili e indicazioni procedurali per adempiere agli obblighi. Il green pass è in vigore dal primo settembre anche per l’accesso a scuole e università, ma non per bambini, alunni e studenti che frequentano i sistemi regionali di formazione, a eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti tecnici superiori.

I controlli

I datori di lavoro hanno tempo fino a venerdì per predisporre le modalità di controllo “prioritariamente” all’accesso, ma anche a campione. Il datore di lavoro o le persone incaricate dovranno segnalare al prefetto la presenza di lavoratori senza green pass. A sua volta, l’autorità potrà inviare ispettori del lavoro e delle Asl.

Il titolare dell’azienda che opera al suo interno viene controllato dall’incaricato. Il libero professionista viene controllato quando accede nei luoghi di lavoro pubblici o privati per lo svolgimento della propria attività lavorativa. Il personale in servizio a scuola o presente nei locali scolastici è tenuto a mostrare il  qr code abbinato alla propria certificazione verde Covid-19, su richiesta dell’incaricato. Nelle università, le verifiche sono svolte a campione con modalità individuate dagli atenei dai responsabili incaricati.

Le sanzioni

Lavoratori e datori sono passibili di sanzione irrogata dal prefetto. I primi, colti senza green pass sul luogo di lavoro, dovranno pagare una sanzione pecuniaria da 600 a 1.500 euro. I secondi, nel caso in cui non abbiano verificato il rispetto delle regole né predisposto le modalità di verifica, dovranno corrispondere da 400 a 1.000 euro. Le cifre sono uguali sia nel pubblico che nel privato.

Le aziende che effettueranno controlli a campione non incorreranno in sanzioni, nel caso in cui un controllo delle autorità dovesse riscontrare la presenza di lavoratori senza green pass, “a condizione che i controlli siano stati effettuati nel rispetto di adeguati modelli organizzativi come previsto dal decreto-legge n. 127 del 2021“, spiega il governo. Per quanto riguarda le linee guida della pa, l’accertamento a campione deve avvenire in misura non inferiore al 20% del personale presente in servizio e con un criterio di rotazione, con o senza l’ausilio di sistemi automatici.

Gli effetti sul lavoro

Il lavoratore senza green pass sarà considerato assente ingiustificato sin dal primo giorno in cui è privo di certificazione verde. La retribuzione viene interrotta, ma mantiene il diritto alla conservazione del posto di lavoro. Le aziende con meno di 15 dipendenti potranno sostituirlo dal quinto giorno di assenza ingiustificata, sospendendolo per una durata equivalente al contratto di sostituzione (non superiore ai dieci giorni, rinnovabile una volta e non oltre il 31 dicembre). I magistrati, dopo 15 giorni senza green pass, decadono dall’impiego.

In tutti questi casi, per i giorni di assenza ingiustificata non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato.

Per organizzare al meglio il lavoro, il datore potrà richiedere in via preventiva se il lavoratore ha il green pass, secondo l’articolo 3 del decreto legge “Capienze” 139 del 2021. In questo modo dovrebbe poter sapere in anticipo su quante persone potrà fare affidamento nella programmazione di turni e mansioni.

Modalità particolari di lavoro

I clienti che ricevono in casa un idraulico, un elettricista o un altro tecnico non hanno l’obbligo bensì la facoltà di controllare il green pass, in quanto non sono datori di lavoro ma stanno acquistando servizi. Il datore di lavoro della colf o della badante è invece tenuto a verificare che la dipendente abbia il green pass. I tassisti non hanno l’obbligo di controllare il green pass dei clienti. Chi lavora in smart working non deve avere il green pass, che serve per accedere ai luoghi di lavoro. In ogni caso lo smart working non può essere utilizzato allo scopo di eludere l’obbligo di green pass.

Mense aziendali

I lavoratori possono accedere nella mensa aziendale o nei locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti per la consumazione al tavolo al chiuso, solo se muniti di certificazione verde Covid-19, in modo analogo a quanto avviene nei ristoranti. A tal fine, i gestori di questi servizi sono tenuti a verificare le certificazioni verdi Covid-19.

Piattaforme

Al momento non sono previste per i privati piattaforme di controllo analoghe a quelle della scuola e del pubblico impiego. Il governo si è riservato la possibilità di appurare la realizzabilità tecnica ed eventualmente modificare le modalità di verifica. In ogni caso, nelle Faq sull’app Verifica C19, il governo include i datori di lavoro del settore pubblico e privato fra gli operatori che possono verificare la certificazione. Sogei, il braccio informatico del ministero delle Finanze, starebbe preparando una nuova versione dell’app, con l’obiettivo di proporla in tempo per il 15 ottobre, secondo il Sole 24 Ore. Una modalità potrebbe implicare controlli massivi e anticipati grazie ai codici fiscali. Particolari provvisioni sono allo studio per i soggetti esenti dal vaccino per motivi di salute, la cui particolare condizione non ancora emersa verrebbe così rivelata.

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